La carne di pollo può provocare danni al consumatore?

Tempo fa ho parlato di carne di pollo in termini molto generali per aprire questo delicato argomento. In Italia è una carne molto apprezzata, arrivando al primo posto per consumo tra tutti i tipi di carni presenti.

Lo scopo di questo articolo è di mettere in dubbio i nostri consumi, chiedendoci se siamo etici anche durante l’acquisto al supermercato. Mi piace ricordare che gli allevamenti hanno lo scopo di darci da mangiare e che non tutti sono disposti a diventare vegani, ma quello che mi auguro è che almeno le condizioni di vita e di benessere migliorino negli allevamenti.

La carne di pollo costa poco perché il vero prezzo lo pagano gli animali – Essere Animali

Gli antibiotici

Negli allevamenti intensi uno dei fattori più discriminanti è l’eccessivo utilizzo di antibiotici come prevenzione (Attenzione: non come cura!) alle malattie.

L’antibiotico non è altro che una sostanza capace di uccidere e debellare i microbi e i batteri. In caso di malattia è importante utilizzarlo anche per i nostri polli casalinghi per non farli soffrire. Il vero problema è nell’utilizzo a scopo di prevenzione anche quando la malattia non è presente.

L’eccessiva somministrazione degli antibiotici a lungo andare causa inefficacia del farmaco, in quanto i microrganismi sono in grado di sviluppare una resistenza a quest’ultimo, annullandone gli effetti.

Negli allevamenti i polli da carne, per legge, possono essere sottoposti ai trattamenti e ai vaccini mentre invece è obbligatorio la registrazione e la comunicazione dei vaccini usati ai macelli di lavorazione. I farmaci potrebbero lasciare residui sulle carni ma quello più preoccupante è che la carne trattata può trasportare la resistenza agli antibiotici anche sull’uomo.

L’indagine di Altroconsumo

L’eccesso di abusi farmacologici incide sulla salute nostra, perché quello che mangia il pollo, alla fine, lo mangiamo anche noi. L’indagine di Altroconsumo mostra che su un campione di 45 polli reperiti tra Milano e Roma è risultato che 63% delle carni era positivo ai batteri resistenti da farmaci.

Immagine presa da Altroconsumo

Gli studi europei affermano che il 71% degli antibiotici venduti in Italia è per uso animale (dati Ecdc-Efsa-Ema) e il nostro paese è ancora al terzo posto per utilizzo negli allevamenti (Ema).

Dobbiamo sapere che sulla carne acquistata i batteri possono essere presenti: è facile che microrganismi, come Salmonella, Campylobacter ed Escherichia coli, che normalmente vivono negli intestini degli animali, si ritrovino poi sulla carne che compriamo.

L’uso di antibiotici negli allevamenti e l’igiene nelle fasi di trattamento della carne sono aspetti molto connessi all’antibiotico-resistenza.

Cosa potrebbe succedere se continuiamo ad abusarne?

L’Organizzazione mondiale della sanità segnala il rischio di un’era post-antibiotica, in cui infezioni comuni curabili per decenni, possono tornare a essere letali. Il rischio che questi farmaci vitali non siano più efficaci, che anche una modesta infezione possa diventare difficile da curare. Il problema dell’antibiotico-resistenza non è solo italiano, ma globale.

Difendersi in cucina

Per chi si nutre di carne è bene che segua questi 5 punti consigliati da Altroconsumo, per evitare infezioni da parte dei batteri presenti su di essa:

  • Cuocere bene la carne
  • Lavarsi bene le mani
  • Lavare bene stoviglie e ripiani
  • Crudo e cotto sempre separati
  • Assumere bene gli antibiotici secondo le quantità e le modalità del medico

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Fonte: Altroconsumo

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